Continua la mia collaborazione con la rubrica Non Solo Cyber dell”Espresso. Questa volta ho pubblicato una breve riflessione sul tema della Net Neutrality, sulla quale – come di consueto – mi piacerebbe un vostro parere…
Net Neutrality, ossia il principio secondo il quale una rete come Internet non dovrebbe poter discriminare il traffico che veicola in funzione di ciò che è contenuto nei dati trasferiti.
Come dire che in rete tutti i dati sono uguali. Ma, un po’ come nella Fattoria degli animali di orwelliana memoria, nella realtà esiste la possibilità che qualche dato sia “più uguale degli altri”. In altri termini, è possibile che i gestori di una rete privilegino alcuni dati rispetto ad altri, in base ad elementi come la tipologia o il destinatario. È contro questa possibilità che si scagliano in molti, ritenendo che essa rappresenti un rischio per Internet, preconizzando – qualora il principio della net neutrality venisse meno – una sorta di internet a due velocità: da una parte l’autostrada dei dati a pagamento, e dall’altra una sconnessa carraia nella quale finirebbe tutto il resto.
Rischio effettivo o esagerazione ideologica? Di solito la realtà è nel mezzo, ma è difficile dirlo. Ciò che è certo è che su questo punto si è combattuta una parte importante della campagna elettorale di Barack Obama, che – mantenendo le promesse elettorali – lo scorso settembre ha fatto si che l’FCC rilasciasse le linee guida per garantire il principio di neutralità nelle reti di telecomunicazione.
In un’epoca dominata da codici Hadopi ed altre mostruosità giuridiche che tentano di gestire in modo vecchio il fenomeno sostanzialmente nuovo che è la rete, questa notizia appare come una boccata d’aria fresca in una giornata torrida.
Eppure dietro l’accettazione di una net neutrality “ideologica”, che toglie alle società di telecomunicazione qualsiasi possibilità di distinguere (ancor prima che discriminare) i dati veicolati dai cavi che gestiscono, si nasconde un rischio. Il rischio è che il peso del diritto alla Net Neutrality cada tutto sulle spalle dei cittadini. Non poter distinguere il traffico, infatti, potrebbe voler dire dover garantire a tutti gli utenti una rete in grado di veicolare servizi che soltanto alcuni sono disposti a pagare. Eh si, perché non discriminare vuol dire anche dover mettere tutti, ma proprio tutti, nelle condizioni di poter ricevere ciò che solo alcuni vorranno ricevere. E questo comporta una aumento generalizzato dei costi di connessione.
Se quando l’AT&T parla di una decuplicazione delle tariffe probabilmente tenta di fare un po’ di terrorismo, è comunque inevitabile pensare ad aumenti generalizzati con percentuali a due zeri. C’è da dire che ciò avvicinerebbe i costi della connettività statunitense a quelli affrontati in Europa per un servizio decisamente peggiore. Ma c’è anche da dire che difficilmente la cosa sarà accolta calorosamente dagli utenti statunitensi.
Molto dipenderà da quale sarà il valore che i cittadini americani attribuiranno ad un principio la cui applicazione avrà una ricaduta diretta – molto poco ideologica e molto più prosaica – sul loro portafogli.
Scusa Stefano se arrivo solo ora (che fortuna che la febbre mi tenga a letto col PC sulla pancia, eh?), ma davvero non ho capito che rischio paventi a causa della net neutrality. Puoi elaborare, per favore?
Altra cosa: niente al mondo è immune da rischi, perfino stare a letto col PC aceso; si valutano i lati positivi e quelli negativi e ci si chiede: vale la pena? Nel caso della net neutrality la risposta di tutti tranne le telco è un convintissimo sì.
Infine, tutti i tecnici dicono che incrementare la banda costa meno che filtrare la rete; ma filtrare la rete aumenta il potere delle telco (questo è il punto).
ottimo blog
@Gaspar
caro Gaspar,
il rischio, prendendo la strada della net neutrality “ideologica”, come quella varata da Obama, è semplicemente che si assista ad un aumento sensibile dei costi di collegamento (cosa già successa negli USA). Non è un gran rischio, se confrontato ai rischi della “net diversity”, ma va preso in considerazione e spiegato ai cittadini.
Da quel che so io (ma ne so veramente poco) la net neutrality non e’ una questione ‘ideologica’ ma strutturalmente connotata alla rete e al suo sviluppo. L’idea che un pezzo di filo (o l’etere) non faccia altro che far passare le applicazioni sviluppate da terzi è il motivo del successo di Internet: la ‘cosa’ stupida che trasporta cose intelligenti.
I costi naturalmente vanno valutati ed è per questo che lo Stato (magari in partecipazione) deve sostenere il costo (fissando regole – e distinguendo il carrier dai produttori dei contenuti). Poi si possono stabilire tariffe diverse oppure pagare di più il maggior utilizzo di banda…
@Francesco
La net neutrality è una questione tecnica che ha forti connotazioni ideologiche, come d’altro canto è a mio giudizio giusto che sia. Il fatto che non si possa “discriminare” il dato non è una questione tecnica, ma riguarda la filosofia della rete, non trovi?
ma siamo sicuri che le net neutrality sia un “dogma” da difendere sempre?
ad esempio se ci sono 2 persone, una che manda un’email e una che sta usando skype, sarebbe folle dare la precedenza ai bit della seconda persona??