Dell’incontro che si è tenuto ieri all’Università con Filippo Berto e Luca Carbonelli c’è un passaggio che ritengo sia stato particolarmente significativo: quello nel quale entrambi, in modi diversi e con approcci diversi, hanno chiaramente affermato che la Rete è stata, per le loro aziende, uno strumento di crescita che oggi sta consentendo l’espansione attraverso una rete fisica di distribuzione.

Internet, quindi, non più soltanto o prevalentemente quale strumento di crescita per aziende “brick & mortar” che si aprono verso modelli “click & brick” (per usare definizioni che andavano di moda qualche anno fa). Ma, al contrario, la rete quale strumento digitale in grado di retroalimentare modelli di business, per così dire, analogici.

Il digitale diventa così una strada di sviluppo che consente – con investimenti “sostenibili”, competenza e buona volontà – di crescere strutturalmente al punto di poter “fare il salto” verso modelli di distribuzione basati su punti fisici. Ciò rappresenta, in qualche modo, la chiusura di un ciclo. Quel ciclo che ha visto erroneamente contrapporre una vecchia ed una nuova economia, non prendendo in considerazione il fatto che non la New Economy, ma la Network Economy alimenta un sistema in cui gli elementi materiali ed immateriali si  integrano e si completano vicendevolmente.

Come ha detto Alessio Jacona durante l’intervista che ha condotto nella seconda parte della lezione, fa bene vedere queste cose fatte da italiani come Luca e Filippo, che dimostrano con la loro esperienza come il cambiamento sia possibile ed in atto anche nel nostro Paese.

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