Daria Bignardi e la maledizione della coda lunga
Quello che spiace, sentendo Daria Bignardi che su La7 (s)parla di giovani e social media, è pensare al fatto che la sua trasmissione faccia quasi un milione di telespettatori. Senza nulla togliere alla coda lunga, il suo problema è proprio quello di essere coda lunga. Pensare alla competenza sparsa nelle sue pieghe, in quelle nicchie che la fanno tanto forte, consola. Ma intristisce considerare poi quanto facilmente la banalità possa trionfare, se sparata con la potenza di fuoco del medium mainstream. Ed inquieta pensare al fatto che quegli errori grossolani, quelle semplificazioni inappropriate, quelle banalità macroscopiche che saltano agli occhi evidenti quando si parla di argomenti che conosciamo bene, in realtà sono onnipresenti nella pochezza della TV, anche quando non li vediamo perché nascosti in temi che ci sono meno familiari. Le invasioni barbariche, tutto sommato, rappresenta bene l’imbarbarimento della televisione. Una televisione che maschera il gossip da approfondimento, il sensazionalismo da cultura. E speriamo che la cultura trovi rifugio nelle pieghe della coda lunga, prima che imbarbarisca anch’essa.
arcureo
Il panorama è talmente imbarbarito che basta darsi un’aria compunta e non urlare ed ecco che il gioco è fatto. Ti prendono sul serio. Anche se dici banalità disarmanti.
Stefano Epifani
vero. drammaticamente vero.
def
hai visto l’intervista di ieri all’onorevole casini? Io ho sentito un brivido di vergogna quasi quando la giornalista ha chiesto riguardo alle ragazze dell’olgettina: “ma a loro poi cosa succederà? Non è poi che alla fine sono sempre le donne a pagare?”. Una pugnalata alla “logica”. Casini ha risposto che quelle ragazze sono vaccinate e hanno fatto le loro scelte.
Red
Complimenti, bellissimo post!
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